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Single? … No! … Padre solo!
L’episodio dell’altro giorno su Raidue, dove un padre ha fatto un gesto eclatante per richiamare l’attenzione sul problema dei padri separati.
Quell’episodio mette in risalto quando la normativa attuale cercando di difendere la donna, che di solito dovrebbe essere la più debole all’interno della coppia, non considera i casi in cui il vantaggio della normativa premette ad alcune donne di utilizzarlo ai fini ricattatori verso il padre dei suoi figli.
Certo, ci sono uomini stronzi, che non riconosco i figli, che li lasciano senza aiuto con la loro madre, abbandonano la donna da cui hanno avuto i figli senza garantire loro futuro e certezza.
Ma qui stiamo parlando di uomini che i figli li hanno desiderati con la donna amata e che in quei figli hanno creduto e per loro hanno fatto, spesso, scelte che hanno condizionato il loro futuro anche rinunciando a carriere, ad aspettative, ai propri e personali sogni.
Stiamo parlando di padri.
Oltre ai drammi evidenti e palesi, c’è anche un sottobosco di sofferenza ampio, diffuso, nascosto di cui non si vuole ammettere la gravità: la sofferenza di ogni uomo che ha deciso consciamente e con amore di avere un figlio e con la separazione è costretto a vederlo in modo parcellizzato oltre a provvedere, all’economia per il mantenimento dei figli, costi quel che costi, anche la perdita delle sue sicurezze economiche.
Solitudine e lontananza che diventano col tempo silenzi, incomprensioni, sofferenze.
Con difficoltà si riesce a seguire il divenire della crescita del proprio figlio con difficoltà si riesce a trasferire la sofferenza (non bisogna farlo se non necessario), a comprendere la solitudine che si vive.
Quando per scelta o perché è il proprio turno, s’accompagna il proprio figlio all’iniziativa sportiva o ad uno spettacolo della scuola, si partecipa alle sue emozioni, le sue gioie, alle sue sofferenze e poi si saluta.
Non essere lì, la sera a parlare con lui come ha vissuto l’esperienza esperienza, e quindi riflettere sulle ansie, le paure, il coraggio ed aiutarlo a crescere!
Spesso alla crescita partecipano persone estranee fino a che il padre diventa il vero estraneo.
Quando si conosce una nuova donna, il padre non può fare a meno di dire che già ama: suo figlio.
Quante donne, sono disposte a convivere con il fascino che l’attrae (dell’uomo) con la solitudine del padre e con le difficoltà economiche che spesso si accompagnano?
Io credo, che i diritti della donna devono crescere (quanto ancora?) non come una sfida contro il maschio.
L’uso delle norme e della “cultura protezionistica” verso la donna non può essere o diventare una clava che colpisce in modo indiscriminato vite di maschi-padri.
Sia chiaro non è una attacco alle donne che hanno diritto ad essere difese da azioni d’abuso nei loro riguardi.
Il mio post vuole essere una riflessione per tutti quelli coinvolti nelle separazioni e divorzi, uomini, donne, figli adulti.
Ma anche chi legifera deve riflettere: se le donne aumentano la loro sicurezza economica alla pari devono contribuire alla economie per il mantenimento dei loro figli; non basta guardare solo avanti ma bisogna “aggiustare” situazioni passate che hanno e lasciano vittime sul percorso.
Sono un separato-divorziato e frequento amici ed amiche con le stesse esperienze, il dramma del padre “single” (tanto puoi fare quello che vuoi … mentre io mi devo curare “tuo figlio” ) è un problema serio perché spesso sei solo (spesso isolato) con i tuoi problemi, difficoltà e vieni visto come il più forte perché maschio e con una storia economica più robusta.
Ma quando la forza del maschio-padre è la sua debolezza?
Non sorridano gli uomini stronzi o le donne opportuniste (nell’ambito della separazione), questo post è per tirarsi i capelli (metaforicamente e per chi li ha! … bè in questo siamo in vantaggio di solito) tra persone (maschi e femmine) che vivono il dramma della separazione e che non vogliono fare danni ai loro figli.
Note sul post
Scritto da scheggiadipensiero l giorno 10 Dicembre 2006 alle ore 10:35
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